Premessa: questo non è un articolo.

Scopo: cambiare le cose.

Strumenti: la parola.

Possibilità: diventare un fuorilegge.

A Palermo è difficile trovare un posteggio. Creiamo le strisce blu; è un po’ come affittarsi un privè.

Per garantire un’ora di riposo alla propria auto basta acquistare, grattare e sistemare sul cruscotto (ben in evidenza, mi raccomando) un biglietto acquistabile nel più vicino rivenditore (spesso a km di distanza) o inserire le monete nel più prossimo parchimetro (spesso bruciato, manomesso, ostruito da monete, carta, o chewingum.

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Ho spiegato una difficoltà che tutti conoscono, quindi possiamo capirci meglio.

Scendo dall’auto con la famiglia, mi avvicino al parchimetro e inserisco un numero di monete insufficienti (speravo di pagare una frazione di un’ora), quindi sono costretto ad allontanarmi.

Sono le 16.50.

Torno in auto (accelerando il passo e lasciando moglie e figlia indietro) e già da lontano vedo la multa.

In quel momento, quel pezzo di carta giallo è per me come un’offesa, un insulto,  un proiettile. Mittenti: APCOA, comune, sindaco, il governo, e perfino Obama. Insomma, quella multa trasforma un cittadino mite, quiete, in una bestia infervorato con tutti.

Non ci vedo più dagli occhi e sento mia moglie scambiare due chiacchiere con un posteggiatore abusivo, che commenta la multa con “nca picchì un mu riciavu, nca ci pinsava eu (perché non me lo dicevate, che ci pensavo io)”.

Indifferente allo scambio di battute, cerco l’operatore (0189 per la precisione). Cosa accade mentre lo cerco?

Vedo l’incontro tra questo operatore e un altro posteggiatore abusivo. Si toccano le mani, sembra un passaggio di consegna. Di cosa?

Ennesima mia incazzatura. I posteggiatori abusivi avvertono immediatamente le persone che lasciano le auto senza biglietto, ma soprattutto che non pagano il pizzo del “caffè”. Ok, l’ho detta grossa e me ne assumo le responsabilità.

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Avvento l’operatore, gli dico che ha fatto un reato perché non può scrivere una multa sette, SETTE, 7, minuti dopo l’abbandono dell’auto. Orario multa 16:57.

Balbetta, mi fa vedere l’elenco delle auto multate nella stessa via, ma lo interrompo malamente perché non sono interessato alle altre multe, che tra l’altro non lo giustificano. Lo minaccio “o mi annulla questa multa o io metto in piedi un casino che lei non immagina, e la denuncio”. Gli chiedo le generalità che non rilascia, quindi lo saluto (STIA SERENO) e torno in auto.

Brevemente commenterò il mio inutile tentativo di farmi aiutare dalle forze dell’ordine.

Polizia di stato.

Mi avvicino a un poliziotto di chiara provenienza settentrionale (che dopo un minuto di mie chiacchiere sta già pensando che la giornata si stava concludendo bene e proprio ora si doveva presentare un cittadino che chiede il suo aiuto?) che invitato ad allontanarsi da due signori con il quale stava dialogando delle virtù nascoste di De Zerbi, mi tranquillizza dicendo “sono colleghi”. I tre sostengono che non possono aiutarmi, perché la multa è stata fatta dalla polizia municipale (deduzione fatta dopo aver visto la multa).

Litigo con i tre (due di essi più che poliziotti in borghese sembrano delinquenti nei loro panni. Pensiero forzato ma spiegato dal tono di voce acceso e concitato della nostra discussione e dalle frasi poco consona alla divisa che non indossano ma sostengono di aver meritato).

In preda alla disperazione e all’afflusso esagerato di sangue alle coronarie, cerco stupidamente la polizia municipale. Ne trovo ben quattro a dirigere le loro chiacchiere. Mi inserisco, scusandomi del disturbo, ma anche loro non possono aiutarmi.

“Vada in questura, batta i pugni e si faccia sentire, perché se lo faccio io mi fanno una pernacchia. E’ anni che denunciamo i posteggiatori abusivi, ma non ci sentono”.

Il poliziotto, a differenza del precedente, mi sembra un buon padre di famiglia, che sa come fare il suo lavoro e magari preferisce evitare quello più spinoso. Trova in me simpatia e complicità ed è per questo che gli stringo le mani come fosse mio padre e replico “mi perdoni, ma se a lei fanno una pernacchia, a me ne fanno due!”.

E’ un sabato pomeriggio tranquillo, dopo una settimana di lavoro, mia moglie voleva solo comprare un profumo in centro, dove finalmente possiamo entrare fuori dalla fascia che ci obbliga a esporre il pass della ztl.

Risultato: me ne torno a casa al limite di un esaurimento, perché le forze dell’ordine non potevano nulla contro questo disordine.

Ora mi rivolgo all’APCOA e al sindaco Leoluca Orlando.

Cosa ci fanno i posteggiatori abusivi a piede libero?

Perché alcuni dipendenti dell’APCOA si fanno pagare da questi posteggiatori sia per le mance ricevute, sia per le segnalazioni di auto sprovviste di biglietto?

Perché le forze dell’ordine non si parlano tra loro per segnalare gli abusi?

Perché il sindaco Leoluca Orlando non si attiva immediatamente per constatare ed eliminare questo fango di connivenza a danno dei cittadini?

Chiunque abbia visto gli stessi movimenti e sia stato “vittima” della stessa ingiustizia lo faccia presente.

Intanto comunico a striscia e le iene la mia denuncia. Leggete anche questo interessante articolo riguardante l’APCOA.

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