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La mattina dopo

La mattina dopo, è un libro che raccoglie alcune esperienze vissute in prima persona o raccolte attraverso interviste, dall’ex direttore de La Repubblica (2016-2019) Mario Calabresi.

Calabresi si trova improvvisamente senza un lavoro, e con giornate da gestire e organizzare in un modo ancora sconosciuto, come sconosciuta è stata la mattina seguente e le altre arrivate dopo.

Il giornalista decide di raccontare la sua storia ma anche quella di altri personaggi che hanno dovuto fronteggiare un cambio radicale nella loro vita.

Il libro inizia con una dichiarazione che mi ha colpito molto e mi ha fatto sperare in un buon libro.

“Sono anni che mi interrogo sul giorno dopo. Sappiamo tutti di cosa si tratta, di quel risveglio che per un istante è normale, ma subito dopo viene aggredito dal dolore”.

Purtroppo, nonostante le buone recensioni lette, ritengo che sia rimasto un tentativo mal riuscito.

Si inizia con il racconto della madre. La mattina dopo della morte del secondo marito della madre, avvenuta il 7 dicembre del 2015, questa subisce il colpo. Così viene descritto.

“..crollò. Per la prima volta nella sua vita smise di alzarsi dal letto la mattina, di avere una buona parola per tutti. [….] Smise di cucinare e cominciò a dimagrire. Ogni parola suonava inutile.”

Un dono inaspettato, un cucciolo di golden retriever, regalato dal figlio Uber, le ridà la speranza di ricominciare, prendendosi cura di qualcuno, e di riflesso prendersi cura di se stessa.

Purtroppo, una brutta caduta in piazza Gressoney le procura la rottura del timpano e un’emorragia cerebrale. L’operazione le costa 45 punti.

Un’altra mattina dopo, seguente a questa caduta, che la costringe a “riconquistare di nuovo ogni gesto quotidiano: alzarsi, camminare, levarsi, fare le scale, cucinare.”

Un’altra mattina dopo, è quella raccontata da Andra Bucci, una ragazza di 80 anni sopravvissuta con la sorella Tatiana al campo di sterminio nazista di Auschwitz. Vive a Sacramento, dove abitano le figlie e la nipote. “Ogni mattina poco dopo l’alba esce a camminare. Si allena per la mezza maratona.”

Lei racconta la mattina dopo della nonna, Mira. È quella seguente a quando i nazisti scapparono dopo aver distrutto le camere a gas pensando di cancellare le prove dei loro crimini.

Gli americani portarono lei e le altre “schiave di Hitler” a Lippstadt offrendo loro di portare via quello che volevano all’interno di una casa scelta. Lei scelse una macchina da cucire, che rimase con lei per tutta la vita “a ricordarle cosa era successo ma anche come si può ricominciare.”

Daniela la garagista (perché lavorava in un garage di Trastevere) dopo un incidente stradale è costretta a fare 80 minuti di fisioterapia al giorno a causa di un danno irreversibile alla spina dorsale che non la farà più camminare.

Amante del canottaggio, scoperto seguendo le Olimpiadi di Seul nel 1988 e le imprese dei fratelli Abbagnale, diventa così brava da arrivare seconda ai campionati d’Italia master il Tre Ponti. Era il 30 settembre, 12 giorni prima dell’incidente.

Si ritrova in ospedale con la sorella, ricoverata per un aneurisma i un altro piano. Ogni mattina la va a trovare con la sua carrozzina, per farle coraggio. È un punto di partenza.

“Giorno per giorno ti devi abituare al fatto che le tue nuove gambe sono quattro ruote, due grandi e due piccole. Poi, ti devi abituare a dipendere dagli altri, poi ti devi abituare a fare le cose con un altro ritmo, ma io non mi rassegno e ogni giorno mi concentro a imparare a fare più cose possibili da sola.”

Calabresi fa un riferimento anche Manuel Bortuzzo, il nuotatore diciannovenne colpito da un proiettile alla schiena fuori da un bar a Ostia.

Il capitolo si conclude con Martina, una ragazza che arriva al Santa Lucia con un danno cerebrale diffuso, non parlava, non ricordava. Si è appena laureata a Tor Vergata.

Poi c’è la storia di Damiano Cantone, 33 anni, medico ecografista, specializzando all’ospedale di Catania, sopravvissuto a un disastro aereo.

Calabresi incontra Cantone sul lungomare dei Ciclopi di Aci Castello, ormai sei mesi dopo da quando è uscito dall’ospedale, e quattro da quando ha riiniziato a camminare. La barba nasconde le cicatrici del collo e del volto.

“La sua seconda vita è vissuta con una fame di esperienze, sfide e rapporti umani e con la consapevolezza che ogni cosa non è data.”

E poi c’è l’esperienza di un giornalista turco che fugge dal suo paese alla vigilia di un golpe.

“La mattina dopo il golpe, Yavuz Baydar si sveglia con una lucida convinzione: bisogna scappare al più presto dalla Turchia, questa volta il regime colpirà definitivamente ogni voce dissidente e di opposizione”.

Il golpe è quello di Erdoğan tra il 15 e 16 luglio 2016. La mattina dopo di Baydar è quella di un uomo costretto a lasciare il proprio paese nel timore di non rivedere più i suoi cari.

Quella di Carlo Tessa è invece la storia di un operario della Diatto, poi capofficina della Fiat (uno dei due) costretto a lasciare il lavoro nel 1926 per il suo rifiuto di prendere la tessera del partito fascista. Era stato denunciato al partito dall’altro capofficina.

Carlo ricomincia come fornitore della Fiat grazie a una promessa del senatore Agnelli. Da una piccola officina passerà a una fabbrica con 50 operai nel 1932, e a metà degli anni 50 diventano un centinaio.

L’otto dicembre del 1962 esce a fare una passeggiata, nel tardi pomeriggio, verrà investito da una Fiat 500. Morirà in ospedale.

Infine, c’è Calabresi e l’omicidio del padre. Decide di incontrare con Giorgio Pietrostefani, ex dirigente di Lotta continua e uno dei mandanti dell’omicidio del padre, il 17 maggio 1972. Dopo la condanna definitiva fuggì a Parigi.

L’incontro avviene nella hall di un albergo. Pietrostefani ha 76 anni e dura mezz’ora ed è per Calabresi la fine del giorno dopo, il giorno attesa per anni.

Dell’incontro non viene detto nulla e questo vuoto finale è lo stesso che mi trascino fin dall’inizio.

La lettura de La mattina dopo procede senza scosse o sussulti, senza emozioni.

Il libro vorrebbe ridare speranza a tutti quelli che subiscono un trauma nella propria vita e sono costretti a ricominciare, ma i racconti non lasciano null’altro che semplici informazioni, sensazioni non replicabili.

A tratti noioso, avrei preferito che Calabresi parlasse solo di sé entrando nelle sue mattine e nei suoi risvegli che seguono alla perdita della direzione del giornale.

Si finisce invece per disperdersi in modo troppo vago in storie appena accennate. Un libro di un centinaio di pagine, pochissime per le intenzioni dell’autore.

Non lo consiglierei. Per questo il voto è 3/5.

Dettagli prodotto

  • Copertina flessibile: 135 pagine
  • Editore: Mondadori (17 settembre 2019)
  • Collana: Strade blu
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 8804663197
  • ISBN-13: 978-8804663195

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